Indonesia

Travel Report

Travel Report (9)

Le Filippine

Ognuno di noi ha nella mente un proprio catalogo di viaggi immaginario, pagine della fantasia dove conserviamo immagini fantastiche di luoghi che prima o poi , forse , visiteremo e che fissiamo sul “nostro mappamondo “ secondo la nostra sensibilità; posti dove facciamo escursioni e immersioni virtuali quando ad occhi chiusi sogniamo di staccare dalla realtà di tutti i giorni.

Per anni nel mio atlante dei sogni c’è stato un posto particolare riservato alle Filippine fino al giorno in cui, a bordo di un moderno aeromobile della Gulf Air, ho visto le prime isolette attorno a Luzon materializzarsi sotto i miei occhi. Un arcipelago di 7107 isole incastonate nel blu dell’oceano , orlate da spettacolari spiagge di un bianco accecante dalle quali si innalzano vulcani ancora attivi e alte montagne dalle pendici ricoperte di fitte foreste: la Repubblica delle Filippine. Solo 2000 di queste isole sono abitate e 2500 di esse non hanno nemmeno un nome.

Le Filippine, sono famose per le straordinarie bellezze naturalistiche e per la mitezza del clima, conosciute per la dolcezza e disponibilità dei suoi abitanti dai tratti somatici malese-polinesiano e dalle raffinatezze spagnole retaggio di 4 secoli di dominazione ispanica ; genti dalle tradizioni secolari che mischiano a fervore cattolico immagini dell’islam; atmosfere cinesi che strizzano l’occhio alle esagerazioni del consumismo americano: una miscela che affascina e sconcerta il turista che per la prima volta arriva in questo posto e che respira le contraddizioni di questo paese asiatico quando, appena uscito dall’ aeroporto , di fianco ad una sfavillante limousine , vede parcheggiata una jeepney. In quest’ultimo anno l’arcipelago filippino sta ricevendo meritati tributi anche dal punto di vista subacqueo ; sebbene non sia ancora sfruttato turisticamente , nelle zone più interessanti per le immersioni, si trovano efficientissimi e confortevoli resort affiancati ai quali sorgono forniti ed affidabili diving center. Secondo in ordine di grandezza solo a quello Indonesiano, l’arcipelago filippino si allunga da nord a sud per circa 1800 Km e da est a ovest per poco più di mille , le sue coste sono bagnate dal Mar Cinese Meridionale, dall’Oceano Pacifico e dal Mar di Celebes , questa particolare posizione geografica ha fatto si che le acque filippine racchiudano il più ricco e vario ecosistema marino del mondo.
E’ noto che la parte sommersa del nostro pianeta che sta tra la Nuova Guinea, la Malesia e le Filippine è chiamata “Il triangolo d’oro". Infatti i fondali di questa zona ospitano la più alta concentrazione di pesci e di coralli del mondo e vantano le più estese barriere coralline del mondo: 22.500 chilometri ! Immergersi in quest’area è una esperienza entusiasmante che nessun subacqueo dovrebbe perdere , la biodiversità che si riscontra anche in un solo metro quadrato di barriera è indescrivibile, madreporari e coralli morbidi crescono talmente vicini l’uno all’altro da formare un insieme caotico di forme di vita: durante una qualsiasi immersione è normale vedere, per esempio, una grande spugna a barile attorno alla quale si è sviluppato un enorme ventaglio di gorgonia sul cui bordo sono attaccati 20 crinoidi , di 20 diverse tonalità di colore , e sulla cui base crescono cespugli di alcionari dalle tenui sfumature, il tutto condito da centinaia di pesci corallini dalle forme e colorazioni straordinarie. Questi fondali sono considerati , non a torto , il paradiso della macrofotografia , infatti in nessuna altra parte del mondo sommerso si trova una moltitudine di soggetti così particolari e dai cromatismi così accesi; la ricchezza delle acque invita però ad avvicinarsi alle coste anche i giganti del mare , mante , squali e altri grandi pelagici sono spesso avvistati durante le immersioni , specie in quelle che portano ad esplorare le pareti verticali che sprofondano nel blu, non dimentichiamo che la Fossa delle Filippine con i suoi oltre 10.000 metri di profondità è proprio qui!

La visibilità in acqua è generalmente buona e raggiunge spesso i 30 metri: gorgonie dalle mille forme e dai brillanti colori sono un ottimo soggetto per la fotografia, e con i loro bianchi polipi estroflessi sembrano cespugli ricoperti di cristalli di neve. I grandangolari possono essere usati anche a bassa profondità per ritrarre ampie porzioni di reef superficiale dove si trova una ricchezza spettacolare di coralli duri e di piccoli pesci di barriera. Un discorso a parte per le spugne che nei fondali filippini assumono dimensioni e colori inconsueti , dalle formazione a barile che raggiungono i due metri di altezza alle rare spugne cosiddette “orecchie di elefante“ che crescono in aggregazionienormi con delicate sfumature di colore che vanno dal giallo all’azzurro al verde. Gli alcionari si sviluppano ovunque rigogliosi e formano in alcune zone soffici tappeti tra i quali si aggirano intere famiglie di Pterois che volteggiano eleganti mettendo in mostra le piumate pinne pettorali.
Per riassumere: i reef delle Filippine , relativamente poco profondi, favoriscono la crescita di svariate formazioni costiere, dalle barriere di frangenti agli atolli, alle barriere di piattaforma continentale; questo complesso corallino costituisce l’area più ricca di vita dell’intero Indo Pacifico, infatti qui è possibile trovare 500 tipi di coralli, 3000 specie di pesci e migliaia di tipi di invertebrati di cui un terzo è endemico.
A 150 Km. a sud di Manila, nella parte settentrionale dell’isola di Mindoro , c’è Puerto Galera dove dal 1500, per secoli, si sono rifugiati i galeoni portoghesi e spagnoli. Oggi la località è nota ai subacquei per essere un’area di immersione davvero straordinaria che annovera relitti , pareti verticali e giardini di corallo : le escursioni subacquee alla vicina Isla Verde sono da non perdere e la vita notturna nemmeno !! Il cuore pulsante di Puerto è Sabang Beach, con la sua vita di spiaggia e i Diving-resort .

Le immersioni più belle sono:
THE CANYONS, un tuffo elettrizzante che ci porta lungo una parete sospinti da una leggera corrente fino ad arrivare ad alcune profonde e ampie spaccature sulle pareti delle quali troviamo enormi ventagli di gorgonie e spugne, nei canyons si trova una concentrazione di pesci che è difficile da descrivere: rari pesci angelo che si mischiano a gruppi di platax , banchi di dentici e grugnitori dalla bella livrea gialla e nera; è uno dei posti dove è facile incontrare grandi pelagici come squali e barracuda .

THE FISH BOWL è riservata ai più esperti , si raggiunge un gradino a circa 35 metri di profondità e lì si sosta per vedere il passo di squali, tonni, carangidi, è una di quelle immersioni durante le quali è possibile vedere di tutto .

VERDE ISLAND, con le sue pareti verticali brulicanti di vita, dove il numero degli anthias purpurei è davvero impressionante , coralli e invertebrati raggiungono qui il loro massimo splendore ; la leggera e costante corrente favorisce lo sviluppo dei ventagli di gorgonia che assumono tonalità dal rosso al viola , dal giallo al blu.

CORAL GARDEN, ad una profondità tra i 4 e i 9 metri e a perdita d’occhio un giardino di coralli duri, soprattutto acropore , che rappresenta in maniera spettacolare il fenomeno del “coral bleaching“ ovvero lo sbiancamento dei coralli; un paesaggio lunare dove il bianco accecante delle formazioni madreporiche crea un contrasto cromatico nettissimo con il blu del fondo ed il verde dei fitti banchi di piccole castagnole: uno spettacolo da togliere il respiro.

WRECK POINT, due piccole imbarcazioni affondate appositamente nel 1993 davanti alla spiaggia di Sabang per creare una oasi nella sabbia . Accessibile a tutti questa tranquilla immersione è un must per i fotografi che si troveranno di fronte a tante splendide situazioni da esaurire in breve tempo gli scatti . All’interno fitti banchi di pesci vetro che muovendosi all’unisono producono bagliori dorati molto suggestivi attorno allo scafo una fitta schiera di triglie gialle che nuotano compatte quasi a mettersi in posa , dovunque attaccati alle strutture si vedono crinoidi di tutti i colori ; sulla sabbia è facile imbattersi in qualche raro esemplare di pesce civetta dalla livrea percorsa da striature azzurre. Da Mindoro ci trasferiamo all’isola di Cebu , altro santuario della subacquea . Nella parte sud occidentale della lunga isola si trova uno dei più bei posti al mondo dove immergersi . Nell’area di Moalboal le possibilità di alloggio sono molteplici ma sarebbe un eufemismo definirle “ spartane “, le più confortevoli sistemazioni a nostro giudizio è il Dolphin House Beach resort, molto raffinato , immerso in un giardino tropicale. I punti i di immersione sono molti e tutti di altissimo livello.

PESCADOR ISLAND, piccola isola di 100 metri quadri che si alza sul livello del mare per non più di 5 metri e le cui pareti sommerse sono un vero spettacolo naturale . Il reef scende verticale tormentato da anfratti e spaccature dove troviamo un riassunto di tutte le immersioni delle Filippine : spugne , gorgonie , alcionari e coralli crescono così vicini l’uno all’altro che in alcuni casi si sovrappongono per mancanza di spazio, nudibranchi dagli sgargianti colori si muovono lenti sul substrato , nuvole di pesci fuciliere sciamano in acqua libera inseguiti dai carangidi : lo spettacolo è così vario che non si sa dove guardare . Spesso durante la parte meno profonda dell’immersione si incontrano i serpenti di mare , dalla livrea ad anelli bianchi e neri ,che si spostano sinuosi tra le asperità del reef .

SUNKEN ISLAND, secca in mare aperto il cui cappello arriva a 25 metri dalla superficie . La densità dei banchi di pesci è incredibile, pesci chirurgo, pterois a gruppi di decine di esemplari, tonni, carangidi, praterie di anemoni popolate da centinaia di pesci pagliaccio , grandi spugne a barile e rare gorgonie; sul top di questa isola sommersa vive una famiglia di frog-fish neri che valgono da soli l’intera immersione.

COPTON POINT, bella parete che scende verticale; in alcuni punti in leggero declivio si formano terrazze sulle quali crescono imponenti spugne che sembrano fatte di fogli carta con la bizzarra forma che le fa chiamare a “ orecchio di elefante “ queste particolari formazioni arrivano a 2 metri di altezza. Tutto il campionario dei pesci più rappresentativi dell’Indo-Pacifico è presente e in modo particolare una discreta concentrazione di pesci balestra.

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La Micronesia

Quando si accende il computer e compare il foglio elettronico si ha sempre un momento di esitazione, rafforzato dalla convinzione che difficilmente le parole riusciranno a rendere vive le emozioni che si provano giungendo in un posto indimenticabile come la Micronesia.

La vista dall’aereo ti lascia senza fiato. Sembra di scendere in un mondo perfetto, con il blu del mare spruzzato da un’infinità di scogli interamente ricoperti da una vegetazione lussureggiante, verde smeraldo. Le scie delle imbarcazioni si disegnano con bianchi sbuffi percorrendo rotte precise e invitando il nuovo arrivato, che li guarda dall’alto, a seguirle con gli occhi. E quando finalmente il nuovo ospite si trova a bordo volando su un’acqua turchese che si incunea nella miriade di isolotti, sfrecciando veloce tra le braccia di una natura selvaggia e assolutamente padrona di se stessa, in quel momento esatto il sogno diventa realtà.

Le isole grandi, piccole e i semplici scogli di pietra calcarea, erose dalla forza del mare, aggettano sull’acqua con sbalzi arditi sorretti dalle radici della vegetazione che le ricopre interamente. Questa contende tutti gli spacchi e gli anfratti alla roccia viva, per trovare il sostentamento di cui ha bisogno, fratturando in modo irreparabile quella stessa base che a volte sostiene con il suo intrico. Il verde intenso e impenetrabile delle piante è ornato di una miriade di forme dai colori differenti: le molte specie di uccelli appollaiate sui rami sembrano decorazioni irreali ed è solo quando si staccano compiendo evoluzioni fino a lambire le acque cristalline che se ne riescono ad apprezzare le linee aggraziate. Le lunghe code sfiorano l’acqua che ruggisce quando, spinta dal moto dell’imbarcazione, si infrange sotto gli sbalzi che fanno da cassa armonica.
Spiagge di sabbia bianchissima e sottile orlano a volte questi funghi di pietra verde, dove l’acqua assume una colorazione ancora diversa, sfumando i contorni in un rosa inverosimile. Qui, nei momenti di sosta tra le immersioni, le barche sembrano fluttuare nel nulla, sostenute da una forza ultraterrena, che sottolinea ancor più il lavoro dell’artista più perfetto, la natura, capace di realizzare queste meraviglie e di stupire ed emozionare anche il cuore più duro. E quando la stupidità umana emerge da questi anfratti sotto forma di cannoni arrugginiti, porti abbandonati, relitti arenati, alla stregua di una ferita che sanguina orrore ed emette tristi singulti di un odio che qui sembra ancor più fuori luogo, il contrasto con la bellezza del panorama diventa ancor più stridente. Palau e le Rock Island: questo il nome di un paradiso ancora poco conosciuto, almeno da noi europei, incredibile nella sua unicità, capace di coniugare le forti emozioni che si vivono in immersione a quelle donate in modo assoluto dalla natura circostante. Quando si giunge sul punto prescelto per il tuffo lo sguardo si perde sulla curva dell’orizzonte senza incontrare null’altro che acqua dal colore blu intenso e questa sensazione di infinito si rafforza quando si scende in immersione cullati dal moto regolare e potente dell’onda oceanica.
La trasparenza dell’acqua è tale da consentire una visibilità di 40-50 metri e la gran moltitudine di pesce che si muove al suo interno sottolinea questa sua peculiarità.
Una volta a ridosso del reef ci si rende conto della forza dell’oceano: i primi metri di fondale sono infatti costituiti da una piattaforma rocciosa calcarea erosa e levigata dal moto ondoso, sulla quale i coralli non possono crescere. Subito sotto la vita esplode in tutta la sua energia, con coralli, gorgonie, alcionari ed una grande quantità di pesce.
Le specie sono stanziali ed a colpo sicuro, con una precisione millimetrica, le guide annunciano gli incontri che puntualmente avvengono sotto la superficie: a Blue Corner diecine e diecine di squali grigi di barriera, barracuda e carangidi, a German Channel le mante che raggiungono le stazioni di pulizia incuranti dei subacquei, a Pelelieu tra le pareti interamente tappezzate di giallo ed arancio degli alcionari, le aquile di mare, i grigi, i pinna bianca.
Esattamente come sulle isole la barriera porta in qualche punto le ferite causate dall’uomo, che per i propri biechi scopi non esita a distruggere l’ambiente. Eppure il grande artefice è sempre in grado di prendersi le sue rivincite in modo netto ed i canali, scavati per consentire il passaggio di incrociatori e navi da carico, diventano transito della corrente, fonte di vita che alimenta con la sua forza l’esistenza stessa del mare. I flussi intensi e regolari portano nutrimento all’interno della laguna, che si popola di specie, diventando punti di transito delle grandi, immense mante, che con lenti e maestosi colpi delle possenti ali sfiorano il fondo, a fianco della barca. Questa grande forza di recupero si vede anche sugli innumerevoli relitti affondati che, completamente concrezionati di coralli, sono diventati delle vere e proprie barriere artificiali, rifugio sicuro per Platax, ombrine, cernie.

Nelle pause tra un tuffo e l’altro le candide spiagge accolgono i subacquei per il pranzo, con aree attrezzate, dove gli ospiti possono apprezzare un panorama senza uguali.
All’interno di qualcuno di questi funghi calcarei che sono le Rock Island ci sono dei laghi salati, che traggono nutrimento da invisibili passaggi di acqua marina, popolati da specie che hanno modificato caratteristiche e abitudini di vita per adattarsi a questo nuovo ambiente. Tra questi il Jelly fish lake, dove è possibile fare un tuffo muniti di sole maschere e pinne e vivere una delle esperienze più strane che possa capitare ad un subacqueo: nuotare tra migliaia se non addirittura a milioni di meduse, che popolano le queste acque interne. Barriera pulsante di vita, questa moltitudine ostacola continuamente la visione e l’ospite si trova completamente avvolto da questi ombrelli di tutte le dimensioni che ondeggiano costantemente in un eterno valzer. L’assenza di nemici naturali ha reso questa specie del tutto priva della capacità urticante e quindi nuotare tra le volute delle migliaia a migliaia di tentacoli che si muovono nel suo invaso è un’esperienza che lascia il segno solo nell’animo e non nel corpo.

Ma la Micronesia non è solo Palau, se pur unica con i suoi panorami mozzafiato (subacquei e non), ma anche uno dei posti più famosi al mondo per assistere all’incanto di una danza nuziale che non ha uguali, quella della grandi mante. Yap, l’isola che ospita nelle sue acque questi enormi ed innocui mastodonti del mare, è famosa in tutto il modo per la frequenza degli incontri, garantiti pressoché in tutti i mesi dell’anno. Lo spettacolo è affascinante, forte ed aggraziato: con un’ eleganza senza pari sfilano in formazione perfetta davanti agli occhi attoniti dei subacquei, per poi compiere evoluzioni splendidamente coordinate alla stregua dei piloti delle pattuglie acrobatiche aeree. Sempre in movimento, dopo aver effettuato i giochi di assetto si ricompongono nella formazione e nello stesso ordine iniziale, secondo precedenze gerarchiche complesse, per poi scomparire nel blu da dove sono arrivate. La ricchezza di questo mare traspare ad ogni immersione e prede e predatori si alternano nei successi e nelle sconfitte che garantiscono la discendenza delle specie: così si può assistere a visite improvvise degli squali argentei, che creano scompiglio nella vita di barriera come a formazioni di carangidi che si aprono al passaggio di un grigio per poi avvolgerlo e spingerlo lontano con ripetuti, simulati attacchi effettuati in formazione perfetta. E a noi subacquei non resta che guardare, con la certezza che le emozioni provate ci accompagneranno per tutta la vita, intime e personalissime… almeno fino a che non riusciremo a colmare quella esitazione che ci prende davanti al foglio bianco ed a raccontarle nel modo giusto, per riuscire a condividerle con quel popolo anfibio che torna, timidamente, al mare dal quale proviene.

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Travel Report 30 Luglio 2015

Le Filippine che non ti aspetti

Trovare Cagayan Island sulla cartina geografica è stata un’impresa.

Le Filippine sono un arcipelago vastissimo che comprende oltre 7000 isole, si estende dallo stretto di Luzon a nord fino al Mare di Sulu a sud, intricato e lussureggiante è bagnato ad ovest dal Mar Cinese Meridionale e ad est dal mar delle Filippine e dal Mare di Celebes. Una meta diversa rispetto a quelle che abitualmente leggiamo sulle riviste e che ci sembra di conoscere per la quantità di informazioni che abbiamo su di esse: penso a Moal Boal nell’Isola di Cebu, piuttosto che a Puerto Galera nell’Isola di Mindoro affascinanti per la loro diversità e biodiversità.
Ma Cagayan Island è al di fuori di ogni circuito turistico a tal punto che l’esperienza di cui vi racconterò si può vivere solamente tre mesi l’anno, da marzo a maggio. Questo “Safati Boat” è organizzato dall’Easy Diving Beach & Resort di Sipalay, piccola cittadina a sud di Negros. Lo chiamo Safari perché la crociera potrebbe ingannare chi legge, questa non è una crociera, una di quelle a cui siamo abituati: barche che assomigliano a panfili, Jacuzzi, cabine con tutti i confort, televisione al plasma, video, musica e così via. No, no, nulla di tutto questo! Il Safari Boat a Cagayan Island è un’avventura di sei giorni su una barca di pescatori dove l’unico confort è un piccolo rifugio ricavato sul “ponte” della barca; una botola, un giaciglio (seppur amorevolmente rifatto ogni giorno da Mary, la nostra assistente durante l’intera l’avventura) composto da lenzuolo e cuscino su un materassino cerato. Direi quasi: astenersi a chi non ama il mare e le immersioni con tutto se stesso, facendo forza nelle più profonde e vere convinzioni di subacqueo! E’ un salto nel passato, un sapore di avventura vera, senza se e senza ma, una esperienza senza eguali dove si sta a contatto con una natura incontaminata che ti affascina e ti stupisce di giorno in giorno ed un mare dai colori e dalle sfumature che mutano col mutare della luce. Dividere tutto ciò con altre persone (massimo otto), anche, sonosciute, ma che hanno nel cuore e negli occhi la stessa passione per il mare è un’esperienza senza eguali che difficilmente si prova nella vita e io ho avuto la fortuna di condividerla con due cari amici e altri quattro compagni di avventura.

Si parte il 21 aprile a mezzogiorno da Milano Malpensa, destinazione Doha, si procede per Manila con la Qatar Airways. Poi un volo interno con la Cebupacificair fino a Bacolod dove ci attende il transfert che ci accompagna al Sipalay Easy Diving and Beach & Resort, una gradevolissima struttura coloniale che si affaccia su di una spiaggia bianca e una laguna cristallina dalle mille sfumature del turchese. Gestito da Svizzeri Tedeschi questo Resort ci riserva delle piacevoli sorprese. Abbarbicato sulla collina che si affaccia sul mare è immerso nella natura selvaggia della piccola cittadina di Sipalay, si compone di 22 bungalow che si affacciano sulla splendida laguna, il cui corpo centrale è composto dal ristorante, anch’esso sulla spiaggia dove si passa la maggior parte del tardo pomeriggio e della sera, al ritorno dalle immersioni, assaporando una birra e godendosi tramonti di rara bellezza. La cucina è ricercata, i piatti serviti con estremo gusto sia per la composizione sia per la bontà delle pietanze. Stupisce la ricercatezza del cibo, il cui menù è quasi sempre “alla carta”; una ricercatezza non fine a se stessa e che risulta piacevole sia per gli occhi sia per il palato. La bontà del cibo è accompagnata dalla cordialità dello staff del ristorante, sempre pronto a soddisfare ogni richiesta dell’ospite e sempre col sorriso sulle labbra che riterrei offensivo definire di convenienza. Si giunge a tarda notte, verso le una del giorno dopo la partenza, ci accoglie Chistian, uno dei gestori e con precisione tipicamente Svizzera pianifica il giorno successivo che, dopo un meritato riposo, un bagno di mare e di sole, ci porterà al Check Dive del pomeriggio prima dell’imbarco, dopo cena, sul “Goya” l’imbarcazione che ci accompagnerà nell’avventura alla scoperta delle Isole di Cagayan.

Un po’ “rintronati” dal fuso e dal lungo viaggio verso tarda mattinata iniziamo i preparativi per la nostra avventura; mute, gav, maschere, pinne, torce e tutto quello che necessita per le immersioni vengono stivate nella cesta, così come le macchine fotografiche, mentre le due magliette e lo stretto necessario per la vita di bordo va sulle classiche “Beach Bag” a prova di umidità ed acqua. Il Check Dive lo facciamo in uno dei 49 punti di immersione che lo staff del Sipaly Dive Beach & Resort ha selezionato per gli ospiti e che si trovano tutti a poca distanza dal Resort facilmente raggiungibili con le imbarcazioni adibite al Diving. Come prima immersione – fronte Resort – abbiamo esplorato una serie di concrezioni coralline che si ergevano da un fondale di sabbia bianca, ricche di specie di reef, alcionari colorati e caratterizzati da una stazione di pulizia di gamberetti, così premurosi da “pulire” anche la bocca del subacqueo più temerario. Una comunità di gamberi porcellana, due pesci foglia, una nuvola di Glass Fish e coloratissimi coralli ci accompagnano in questo “battesimo” del mare. Dopo una cena luculliana e un buon bicchiere di Chardonnay Californiano ci imbarchiamo sulla “Goya” per l’inizio dell’avventura. La barca è lunga 23 metri larga 4,5 ed ha i classici bilancieri del trimarano che le danno stabilità marina, è dotata di 4 giacigli, un bagno in comune con una piccola doccia di acqua dolce, in tutto 600 litri da centellinare nei sei giorni che passeremo in mezzo al mare. Sul retro c’è la cucina e la zona per la ricarica delle bombole, sopra un Sun Top e una zona coperta dove, in caso di pioggia, ci si rifugia e si mangia. La zona prodiera è caratterizzata dal grande tavolo con due panche dove si vive la maggior parte della giornata, al riparo dal sole accecante. Questa è anche la zona della vestizione e pertanto dell’attrezzatura subacquea. Tutto qui, senza “sfronzoli”, una barca da subacquei veri, di quelli che sanno vivere e sanno accontentarsi di servizi minimi e che la passione per il mare sovrasta su ogni cosa, anche l’inospitalità che a prima vista ti pervade vedendo la “Goya”. Un particolare apprezzamento va allo staff della barca: l’attrezzatura è sempre pronta e controllata, viene costantemente monitorata da quattro ragazzi attentissimi a controllare la quantità d’aria nelle bombole, aiutandoci nella vestizione e nelle operazioni di spoglio del dopo immersione. Sempre gentili e con un perenne sorriso sulle labbra; da questo punto di vista il “Goya” non ha nulla da invidiare a nessuno. Si parte alle nove e trenta della sera e ci attendono circa otto ore di navigazione verso ovest: destinazione Cagayan Island. L’eccitazione è grande si percepisce di partecipare ad un viaggio che non ha eguali, veramente speciale. Si approfitta per conoscere i compagni di avventura: Vera, Philipp, Norberto e Patrik, tutti tedeschi, persone squisite. La gente che incontri quando viaggi ha sempre il fascino di una scoperta; ti immagini che dietro quel volto si nascondano storie ed esperienze interessanti. Personalmente giuoco con la mente cercando di scoprire i loro segreti, cosa fanno nella vita e tutto ciò che posso scoprire dai loro sguardi, le loro manie. Ritengo sia lo stesso per loro nei miei confronti. Nora: bibliotecaria, suo marito Philipp fa parte di un gruppo di salvataggio in mare; Norberto fa il ballerino di Salsa e Merenghe ed è costantemente in allenamento, anche durante il Safari !! Il più giovane, Patrik, si è preso un anno sabatico e da otto mesi girovaga in lungo ed in largo nelle Filippine. Aggiungiamoci un notaio, un commercialista ed un medico, pensate cosa accomuni un gruppo di persone così variegate e troverete lo spirito che le porta in un posto così lontano a condividere l’angusto spazio della barca per sei giorni, senza il benché minimo screzio. Comincia così con l’attraversata ci circa 140 kilometri a ovest sul tratto di mare aperto di Sipalay in direzione Palawan, la nostra avventura in un tratto delle Filippine lontane da qualsiasi inquinamento turistico, nella sostanza le Filippine che non ti aspetti.

La vita di bordo è scandita dal ritmo delle immersioni, ci si sveglia con il sorgere del sole, si fa una “pre-colazione” verso le sei e mezza, una sciacquata sul bordo della barca e alle sette il primo tuffo, alle undici il secondo, alle quattordici e trenta il terzo e, per chi ha ancora voglia come il sottoscritto, alle diciotto e trenta la notturna. La prima alba del primo giorno di Safari è un ricordo che resterà nel mio cuore. I toni del rosso tra le nuvole all’orizzonte, l’odore del mare misto a quello del caffè, la natura incontaminata tutta intorno, i colori rarefatti dei primo mattino e il mare che ti culla. Sarò un “romaticone” ma per me certi momenti non hanno prezzo e li porto con me come indelebili ricordi. La sera, dopo un paio di birre e uno scambio di racconti ci si accomoda nel giaciglio per la notte. Il clima è talmente mite e per nulla umido anche durante la notte che c’è chi, come Patrik e Norberto, preferisce dormire sotto una coperta di stelle. E’ incredibile cosa si possa vedere senza l’inquinamento delle luci in mezzo al mare, tutto è più vicino e il manto stellato è talmente definito che sembra di poterle toccare con una mano.
I punti di immersione sono praticamente infiniti e molto spesso i loro nomi sono presi dalla sigla del GPS che li contraddistingue. Morfologicamente questo gruppo di piccole isole – tra le quali alcune abitate da pescatori – assomigliano molto alle concrezioni vulcaniche della Micronesia che si ergono dal mare come degli enormi funghi coperti di lussureggiante vegetazione. Altri invece assomigliano molto ad atolli Maldiviani con la laguna cristallina che avvolge bianchissime spiagge e dove spuntano qui e là alcune palme da cocco. A differenza di questi paradisi quello che colpisce è che il tempo qui sembra essersi fermato. I pochi pescatori che incontriamo sembrano in simbiosi con le loro piccole imbarcazioni e pescano seguendo le tradizioni senza “modernismi” con il bolentino. I movimenti ritmici delle braccia che affondano e ritirano la lenza assomigliano alla sinuosità di una danza tribale. Il primo giorno se ne va così, tra tre immersioni in tre punti diversi: Sunken Garden, BoomBog nr. 1 e Bon Vouage. Questi siti sono accomunati da una ricchissima varietà di Gorgonie, alcune dalle dimensioni esagerate, molto corallo molle, Alcionari, la presenza di Squali pinna nera e una notevole varietà di pesci di reef. La temperatura dell’acqua non scende mai sotto i 28 gradi per immersioni in tutto relax. Solamente in una occasione abbiamo trovato una temperatura leggermente inferiore. Una muta da 3mm ed eventualmente un sottomutino consentono di immergersi in sicurezza e in completo confort su tutti i siti di immersioni, sia durante il Safari sia durante la permanenza in resort.
Quello che è possibile avvistare in questa zona, a differenza delle altre qui nelle Filippine è la presenza di pelagici, anche grandi. Personalmente ho sempre visto le Filippine come la “patria” della macro, mentre in queste zone sono facili gli avvistamenti di grandi pelagici, come gli Squali Martello che qui si possono avvistare anche di grandi taglie. La zona è molto ricca anche di Aquile di Mare e gli avvistamenti sono quasi garantiti. Le immersioni sono abbastanza difficoltose se non altro per la lunga permanenza sul fondo, generalmente tra i 22 e i 28 metri costringono, sovente, a soste di sicurezza non proprio brevi.
Il secondo giorno ci attendono quattro immersioni: la C4, C10, C12 e una notturna. Questo Safari si è caratterizzato per una strana congiuntura tra luna e maree. In effetti abbiamo trovato spesso una “morta” d’acqua e si sa che, quando la corrente non c’è, i grandi avvistamenti sono scarsi. Queste tre immersioni si caratterizzano per la loro ricchezza di colori, data dalla varietà di Gorgonie (sempre di dimensioni esagerate), di Alcionari e di gigantesche spugne a botte. La vita è discreta in vicinanza del reef, una moltitudine di specie ci accompagna ad ogni tuffo. Anche la notturna è gradevolissima, un enorme Nudibranchio sul rosso ci accoglie e tra gli anfratti una varietà di Gamberetti notturni, tra cui il Marmoratus, i calamari a caccia ed altre forme di vita notturna.

Il giorno a seguire come prima immersione si scende a Calusa Ray, una parete ricchissima anche questa di Alcionari multicolori, Gorgonie giganti e molto pesce di reef. Ci si aspettava di avvistare qualche pelagico ma inutilmente. Un paio di Aquile di mare ci accompagnano per tutta la risalita e tenendosi a debita distanza. Tutto questo per la mancanza di corrente. Intervalliamo la mattinata con la C32, una bellissima e coloratissima parete. La guida ci consiglia di ripetere l’immersione a Calusa Ray: un banco di Carangidi ci accoglie sul primo gradino a 28 metri, scendiamo verso i 38, dove la corrente è ancora più forte. Tra me, Cristhian e l’angolo di corrente ci saranno una decina di metri. A fatica ci teniamo sugli anfratti e, come di incanto, possenti ci vendono incontro due Squali Martello di notevole stazza. Riesco a girare la macchina e faccio uno scatto. La profondità e l’obiettivo non sono certo i migliori per una bella riuscita ma la testimonianza c’è. A Cagayan ci sono i Martelli e questo è certo! Il resto dell’immersione è un trionfo di colori e la notturna che ne segue è il giusto sigillo ad una giornata da ricordarsi.
I giorni passano così, tra un tuffo e l’altro, tra un avvistamento e l’atro. Voglio segnalarvi un punto di immersione in particolare: Gorgonia Point: una parete di enormi Gorgonie che da 22 metri e lungo la dorsale verso il mare aperto si infittiscono e seguono una specie di tunnel sommerso, ricco di anfratti e spaccature. Molti nudibranchi e una atmosfera particolare fanno di questa immersione una delle mie preferite. In questa zona è facile incontrare anche Mante e grossi Napoleoni. Un banco di Platax, alcuni gradi tonni, barracuda e una Tartaruga fanno degna cornice a questa bellissima immersione.
L’ultimo giorno lo passiamo tra Shark Cave e la C36. Sono le ultime immersioni di questa bella avventura alle Gagayan Islands sulla via del rientro. La “Grotta degli Squali” si trova a circa 55 metri dopo un pianoro che scende gradatamente verso i 40 metri. La caverna avvolta da coralli molli è caratterizzata dagli Squali che appoggiati sul fondo sfruttano la leggera corrente per riposarsi sulla sabbia. E’ impegnativa non solo per la profondità, ma soprattutto per la morfologia stessa e per la presenza di una fastidiosa corrente. Però gli Squali ci sono e si vedono, anche se avvicinarli vuol dire scendere di altri 5/10 metri e non è “salutare”. In risalita avvistiamo un gruppetto di quattro Aquile di Mare che sinuose ci vengono incontro per tuffarsi nuovamente verso il fondale; inutile rincorrerle, è il loro ambiente e la facilità con la quale volano nell’acqua ci confonde e ci fa credere che la distanza che ci divide sia colmabile con facilità, nulla di più sbagliato. Un numeroso banco di Pappagalli giganti sul pianoro in superficie che sgranocchiano i coralli ci fanno trascorrere la sosta di sicurezza e qualche minuto di deco in completo relax, ammirandoli nella loro particolare bellezza.

Questi sei giorni sono trascorsi in un lampo, la fatica lascia spazio all’emozione di ammirare il passaggio di un banco di Balene Pilota che a prua della barca ci sfilano veloci. Ci attendono altri tre giorni di riposo al Resort e altre quattro immersioni che si riveleranno di un bello incredibile, ricche di incontri con specie assolutamente tra le più ricercate in tutti i mari del mondo: Il Gamberetto Arlecchino (Harlequin Shrimp), il Pegasus e l’Ippocampo Pigmeo. Durante la navigazione verso il rientro le immagini di questa avventura riecheggiano nella mente, gli incontri subacquei si rivivono con piacere, così come le serate trascorse insieme ai compagni di avventura assaporando il pesce acquistato dai locali pescatori, riecheggiano le risate e il bagliore dei tramonti sono fissati negli occhi di tutti noi. E’ stata una bella avventura in tutti i sensi, certamente non adatta a tutti, ma il paradiso di coloro che apprezzano la genuinità delle emozioni e dei momenti che solo un’esperienza così vera può dare.

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Travel Report 30 Luglio 2015

I Reef dell'Arcobaleno

FIJI, aeroporto internazionale di Nadi: appena sbarcati ci si rende subito conto di essere in un posto “diverso”.

La sensazione si avverte già quando dall’aereo si vedono le prime isole : schegge di verde brillante incastonate nel blu intenso del Sud Pacifico. Le 330 isole dell’ arcipelago Fijiano, delle quali solo un terzo abitate , sono veramente una esplosione di bellezza : un paradiso fatto di candide spiagge, lagune blu e tramonti quasi irreali. A renderlo così particolare è anche la popolazione: il caldo e disarmante sorriso dei Fijiani spezza ogni difesa e ti fa sentire come a casa : nel vocabolario fijiano non esiste la parola straniero. E’ conosciuta in tutto il mondo la loro leggendaria ospitalità e mai e poi mai potresti credere che durante le guerre di conquista , in passato , potessero essere tanto feroci e spietati . Bula : il benvenuto che non si riesce a tradurre in una sola parola , ma in mille gesti : l’ offerta di una collana di fiori, l’ ospitalità nei villaggi e l’invito a partecipare al “meke”, canti e danze tribali con l’ offerta della kava, una bevanda non alcolica, alla vista poco invitante preparata con le radici della yongala, un tipo di pianta del pepe. E’ questo un rito molto importante nella cultura figiana e provarlo devo dire, è una bella esperienza.

Una delle isole scelte per questa avventura figiana è Taveuni, la terza isola per grandezza dell’arcipelago, considerata il giardino delle Fiji.
Di origine vulcanica è completamente ricoperta da una lussureggiante vegetazione data anche dall’ abbondanza di acqua presente sull’isola. Acqua che, dall’alto delle montagne, sotto forma di cascate si getta in piccoli laghetti orlati dalla vegetazione creando scorci panoramici mozzafiato . L’aeroport , dove atterrano piccoli Twin Otter da 16 posti, è una striscia di erba in mezzo a palme ondeggianti. L’ isola è percorsa da una unica strada, per la maggior parte sterrata, che collega anche gli unici due resort turistici che esistono ; il turismo chiassoso e di massa non è ancora arrivato a Taveuni e l’unico svago notturno è dormire. Spero rimanga così ancora a lungo.
Il Garden Island è un piccolo resort, che conta una trentina di confortevoli camere tutte che guardano il mare e all’orizzonte l’isola di Vanua Levu, l’ambiente è molto informale e il servizio molto curato, incluso il cibo; è situato in ottima posizione per raggiungere in breve tempo i più bei punti di immersione del Rainbow Ree , per i non subacquei esiste la possibilità di organizzare numerose e straordinarie escursioni via terra. Una delle curiosità di Taveuni è l’International Data Line, il 180° meridiano o Linea della Data, raggiungibile dal Garden Island Resort con una piacevole passeggiata in mezzo ad un vero e proprio giardino botanico: è piuttosto curioso poter essere, volendo, con una gamba nell’oggi e con l’altra nel domani.

Ma a farla davvero “diversa” è la vita che c’è sotto la superficie del mare. Ne ho avuto la prova a sera appena arrivato a Taveuni, durante la prima immersione, una notturna. Ho provato una emozione intensissima: come un bambino immerso nel barattolo della cioccolata , non sapevo dove guardare e cosa fotografare tante erano le forme di vita che mi giravano attorno. Immerso nel silenzio mi godevo l’ esplosione di colori che la mia torcia illuminava.
Ero entusiasta di essere in un posto tanto bello ed ho aspettato con impazienza la mattina per tornare ad immergermi cercando di immaginare come poteva essere, con la luce del sole, il tappeto di alcionari che avevo appena visto. Esistono poche zone al mondo che abbiano tutte le caratteristiche necessarie per uno sviluppo straordinario dei coralli, il Rainbow Reef nello stretto di Somosomo tra le isole di Taveuni e Vanua Levu è una di queste. Nelle sue acque si possono trovare più di 400 diverse specie di coralli, tra i quali i più spettacolari sono senza dubbio i coralli molli, che hanno dato alle Fiji l’appellativo di “capitale mondiale degli Alcionari”. I pesci non sono da meno, basta ricordare che qui si trovano ben 35 specie di pesci farfalla e pesci angelo e il resto degli invertebrati è talmente nuneroso che ancora non sono state catalogate tutte le specie . Il Governo fijiano, consapevole del tesoro che esiste sotto la superficie del mare, protegge attivamente il delicato ecosistema della barriera madreporica vietando la pesca nelle zone di immersione, la raccolta di conchiglie su tutto il territorio e il commercio di oggetti di tartaruga. Quello di Somosomo è uno stretto passaggio, simile alla strozzatura di una clessidra, dove si incanalano le grandi masse d’acqua dei flussi di marea che, grazie anche alle correnti, trasportano enormi quantità di sostanze nutrienti necessarie alla crescita dei coralli. Il Rainbow Reef si allunga attraverso lo stretto, quasi a voler congiungere le due isole, perpendicolare al flusso della corrente che è così costretta a salire e scendere continuamente le pareti del reef , creando un continuo movimento d’acqua che nutre il fenomenale giardino di alcionari che hanno reso famosa Taveuni.

Dal Garden Island Resort, a bordo delle velocissime e comode imbarcazioni di alluminio del Rainbow Reef Diving, si raggiungono in pochi minuti i punti di immersione che vengono sempre scelti dai divemaster in base all’intensità della corrente, che a volte può anche essere molto intensa : per non aver problemi seguite alla lettera le indicazioni che la guida dà durante il dettagliato briefing pre-immersione, gli accompagnatori del Diving hanno fatto della gestione delle immersioni in corrente, un’arte! Di solito è prevista una uscita al mattino con due immersioni e il ritorno al resort in tempo per il pranzo, durante l’intervallo si sosta su di una spiaggia deserta per gustarsi un buon piatto di frutta fresca e rilassarsi, al pomeriggio si può uscire per una terza immersione o per una notturna oppure effettuare una delle numerose escursioni via terra organizzate dall’albergo.

Il Rainbow Reef conta più di 20 punti di immersione, il più famoso e spettacolare di questi è sicuramente la Great White Wall; si inizia, nella parte più superficiale della barriera, entrando in una spaccatura della parete che ha l’uscita a circa 40 metri di profondità, una volta all’esterno ci si trova sospesi nel blu accanto ad una spettacolare parete verticale che non ha fine, completamente coperta da fitti alcionari bianchi , la visione è assolutamente unica e di una bellezza che riempie gli occhi. Dalla parete si staccano enormi ventagli di gorgonie dalle mille forme e colori e veri e propri alberi di corallo nero, è difficile staccare lo sguardo da questo spettacolo ma è consigliabile, di tanto in tanto, guardare in acqua libera dove è possibile assistere al passaggio di grandi pelagici come squali, tonni, aquile di mare e barracuda.
Un altro punto da non perdere è Annie’s Bommie, una serie di pinnacoli madreporici abbelliti da alcionari talmente fitti e rigogliosi da sembrare finti , è una vera esplosione di colori che vanno dal rosso acceso al viola, dal giallo brillante al rosa; attorno ai funghi corallini nuotano fitti sciami di Anthias dalla livrea purpurea e tutto l’assortimento dei pesci tropicali : è un paradiso per i fotografi subacquei vista anche l’assoluta trasparenza dell’acqua e il basso fondale molto luminoso.
A Yellow Tunnel un ampio passaggio si apre nella parete a circa 13 metri di profondità per sbucare poi qualche metro più sotto, dalle pareti della grotta pendono grappoli di alcionari gialli e dorati; è preferibile entrare nel tunnel dalla sua parte più profonda e risalire così da avere un taglio di luce ottimale e poter apprezzare al meglio questo gioiello di architettura naturale. Dal fondo si staccano splendide formazioni di Acropore ad ombrello sotto le quali stazionano gruppi di grossi grugnitori.
A Blue Ribbon Eel Reef il fondale degrada dolcemente verso il fondo generosamente decorato con formazioni di madrepore e coralli molli, la particolarità del punto è l’alta concentrazione di murene-nastro (Rhinomuraena Quaesita), l’unica che , nel corso della vita , cambia in modo così appariscente colore e sesso: gli esemplari giovani sono completamente neri con una sottile pinna dorsale gialla, poi maturano come maschi e assumono una brillante colorazione bluette con il muso e la dorsale gialle, raggiunta la lunghezza di circa un metro diventano femmine e assumono una livrea completamente gialla.
Non mancano le immersioni dove, oltre agli onnipresenti alcionari, è possibile vedere i grandi abitanti del reef per esempio a Barracuda Point staziona un banco di barracuda davvero imponente che, per niente spaventato dai subacquei , si lascia avvicinare facilmente, raggiunta la parte meno profonda della parete si incontrano pesci foglia di vari colori ,immobili nel loro perfetto mimetismo , e tranquille tartarughe spesso appoggiate al corallo.
A The Zoo lungo la parete verticale è possibile qualsiasi incontro con i pelagici incluse le mante, le aquile di mare e gli squali. Un incontro particolare che può essere fatto in queste acque è quello con i serpenti di mare, grossi rettili dal corpo a strisce bianche e nere che raggiungono la lunghezza di oltre due metri che strisciano tra i coralli infilando la testa in ogni buco alla ricerca di cibo, nonostante la loro potenziale pericolosità sono completamente innocui se non molestati.
La varietà dei paesaggi sommersi del Rainbow Reef è tale da accontentare le esigenze di tutti subacquei, soprattutto dei fotografi che hanno a disposizione talmente tanti soggetti e situazioni da restare storditi, dalle pareti verticali che sprofondano nel blu più intenso ai tavolati abbelliti dagli alcionari dove il colore è talmente brillante e in tante sfumature che difficilmente può essere descritto, dagli insoliti piccoli abitanti della barriera dalle forme più bizzarre ai grandi predoni del mare: ce n’è per tutti i gusti, il Rainbow Reef vi aspetta e certamente non vi deluderà!

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I gioielli del Borneo

Elenco

Sipadan, Mabul, Layang-Layang sono solo alcune delle pietre preziose racchiuse in questo scrigno. Le correnti del bacino oceanico apportano nutrimento senza sosta e la ricchezza di vita sommersa è straordinaria.

Borneo, isola di enormi dimensioni, presenti hanno subito l’influenza dei mercanti Borneo, si scopre un addensamento con un’estensione di oltre 743.000 chilometri la terza del mondo per superficie, incastonata tra Filippine, Thailandia, Indonesia e Malesia. La parte nord-orientale accoglie due stati che appartengono politicamente alla Malesia: il Sarawak e il Sabah, che in lingua locale significa “la terra sotto il vento” (il nome si riferisce alla sua felice posizione geografica, sotto la fascia dei tifoni).
Il terzo stato, il Kalimantan, appartiene all’Indonesia, una quarta parte è costituita dal piccolo cuneo del Brunei. Spettacolari bellezze naturali e popolazione disponibile e sorridente rendono molto piacevole un viaggio in queste terre. Il Borneo ha clima caldo-umido e la vegetazione è costituita da lussureggianti foreste (teak, sandalo, ebano, bambù) che sono ritenute le più antiche del mondo. Abitato originariamente da popolazioni austronesiane, i trentadue gruppi etnici oggi cinesi, poi degli spagnoli e dei portoghesi e infine, dopo la seconda guerra mondiale, degli inglesi. Nei primi anni Sessanta viene diviso politicamente tra Malesia e Indonesia.
Il Borneo è bagnato da mari dai nomi leggendari: Mar Cinese Meridionale, Mar di Sulu, Mar di Celebes, un bacino oceanico dalle profondità abissali le cui correnti, considerate tra le più ricche di nutrienti, si mescolano innescando una catena alimentare perfettamente bilanciata che spazia dai nudibranchi allo squalo balena! L’effetto devastante che la calda influenza del Niño ha avuto sulle barriere coralline di ampie zone dell’Indopacifico qui non si è neppure sentito; e attorno a queste coste non è presente, per fortuna, l’altro elemento distruttivo che sta stravolgendo i delicati equilibri dell’ecosistema corallino: la cementificazione selvaggia dei litorali e le orde di vacanzieri poco sensibili al destino dei reef. Dovunque ci si immerga, al largo delle coste del madreporico in perfetta salute, attorno al quale nuota una miriade di pesci di migliaia di specie e dimensioni. Sono state classificate in queste acque oltre tremila specie di pesci e alcune centinaia di specie di coralli e, pinneggiando tra le costruzioni madreporiche, si comprende appieno il significato del termine “biodiversità”. La prima immagine che viene alla mente, pensando al Borneo, è quella di uno scrigno pieno di gioielli: diademi, collane e pietre preziose. Ed è appunto a pietre di inestimabile valore che si possono paragonare isole che sono salite alla ribalta della subacquea mondiale. Kapalai, Sipadan, Mabul, Mataking, Layang- Layang, Lankayan nella parte malese, e Derawan, Sangalaki, Kakaban e Maratua in quella indonesiana; nomi che rievocano straordinari ricordi a coloro che hanno avuto la fortuna di immergersi lungo le pendici sommerse di quello che è considerato, a ragione, l’Eldorado del pianeta sommerso.

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Lankayan, Borneo Malese

Immergiamoci nelle acque di un’isola al largo della costa settentrionale del Sabah e scopriremo un paradiso subacqueo: dai minuscoli soggetti perfetti per gli amanti della macro ai pelagici, passando per dei relitti di grande interesse.

Malesia, una delle “Tigri Asiatiche” con una solida stabilità politica e un’economia fiorente e in continua crescita, con una fauna e una flora di incomparabile bellezza (si trovano qui le più antiche foreste pluviali del pianeta), un paradiso tropicale con innumerevoli affascinanti misteri ancora tutti da scoprire. La Malesia si divide in due parti, una peninsulare situata tra la Thailandia e la città-stato di Singapore, e un’altra che occupa la porzione nord-occidentale della grande isola del Borneo con le due regioni del Sarawak e del Sabah. I suoi abitanti appartengono a un intrigante miscuglio razziale che li divide in malays, cinesi e indiani nella parte peninsulare e in oltre cinquanta gruppi etnici nel Sarawak e nel Sabah che includono alcune tribù degli ultimi “tagliatori di teste” che vivono sotto lo stesso tetto nelle famose Longhouse.
Ricca di misteriose tradizioni e culture millenarie che si respirano anche nelle modernissime città come Kuala Lumpur, disseminata di grattacieli e con soluzioni tecnologiche ancora di là da venire nella Vecchia Europa; villaggi di pescatori, dove sembra che il tempo si sia fermato e i ritmi di vita vengono scanditi dalla luce del sole, sorgono sulla stessa spiaggia che ospita resort a 5 stelle: coinvolgenti contraddizioni che fanno della Malesia una meta di vacanza assolutamente da non perdere.

L’entroterra malese è ricco di fascino e di spettacoli naturali incomparabili, può essere quindi meta di escursioni piacevoli e interessanti. Una di queste vi può portare a Sepilok, nelle regione del Sabah, dove sorge un centro di riabilitazione per gli Orang Utan. Aperto nel 1964 da due coniugi naturalisti americani si occupa di salvare gli animali dalla cattività illegale e di insegnare loro come sopravvivere nella jungla, quindi di reinserirli nel loro habitat. A oggi qualche centinaio di questi splendidi primati è stato restituito alla vita selvaggia grazie al lavoro del centro. Oggi sono rimasti meno di 30.000 esemplari di Orang sul pianeta e tutti vivono sulle isole del Borneo e di Sumatra.
In questo momento, oltre cento esemplari sono curati e istruiti dai responsabili del centro di Sepilok e possono essere visitati ogni giorno per avere un incontro ravvicinato con questi nostri “parenti” (non dimentichiamoci che dividiamo il 97% del nostro Dna con queste creature). In lingua locale Orang Utan significa uomo della jungla ed è curioso notare quanti atteggiamenti abbiamo in comune con loro! Un’altra escursione molto interessante dal punto di vista naturalistico è quella effettuata a bordo di motolance che esplorano le tortuose anse del fiume Kinabantang alla ricerca delle curiose scimmie con la proboscide: un’esperienza da non perdere! Per cambiare completamente ambiente è poi possibile visitare le pendici dell’imponente Monte Kinabalu, che include numerosi parchi e riserve naturali dove si possono ammirare orchidee e altre forme floreali tra cui la rafflesia, il fiore più grande del mondo. Da alcuni anni le coste malesi sono frequentate da una categoria di turisti molto particolare: i subacquei! Infatti le acque di questa regione sono tra le più ricche del mondo sommerso e vantano un ecosistema con un’altissima biodiversità, alcune mete sono tra le più ambite dai viaggiatori più esigenti: nomi come Sipadan, Mataking, Layang Layang, Kapalai fanno sognare i subacquei di tutto il mondo. Lankayan, ultimo nato tra i gioielli del Mare di Sulu , al largo della costa settentrionale del Sabah. Splendida isola disabitata ospita ora un confortevole resort dotato di tutti i comfort: il Lankayan Resort, di recente apertura, è costruito in stile nativo e quindi si inserisce nell’ambiente senza forzature, le soluzioni abitative sono costituite da cottage che sorgono su una bella spiaggia di sabbia. Lankayan è il paradiso della macro e i minuscoli soggetti che si possono trovare durante un’immersione sono incredibili. Non mancano i pelagici come barracuda e carangidi presenti in fitti banchi e sono frequentissimi gli incontri con i cosiddetti “buffalo fish”, enormi pesci pappagallo che presentano un caratteristico bozzo sulla fronte. Non è raro incontrare anche qualche esemplare di dugongo intento a pascolare sul basso fondale; da marzo a maggio sono molto frequenti gli incontri con gli squali balena che popolano i bassi fondali attorno a Lankayan per la riproduzione. Un lungo pontile porta fino al reef dove si possono effettuare spettacolari immersioni notturne.

Il giardino di corallo è straordinario per biodiversità e si trovano vaste distese di madrepore e cespugli di coralli molli, ci sono diversi tipi di spugne e di anemoni abitate da svariati tipi di pesci pagliaccio. Nelle acque antistanti l’isola sono presenti anche due relitti, il Mosquito Wreck, nave da guerra giapponese che pattugliava le coste durante la seconda guerra mondiale, oggi dimora di migliaia di Pterois e cernie che ne fanno un luogo davvero magico, e il Lankayan Wreck, relitto di un peschereccio battente bandiera di Hong Kong che pescava illegalmente in acque malesi, confiscato dal governo è stato affondato per volere di Riky, il manager del resort, proprio a poche centinaia di metri dal pontile: dopo anni di permanenza sul fondo, a circa 25 metri di profondità, oggi è completamente concrezionato da ogni tipo di corallo e sciami di pesci lo hanno eletto a dimora. È casa di decine di cernie, alcune delle quali lunghe oltre il metro, i platax giocano tra le bolle dei subacquei e tutto il campionario degli abitanti della barriera è presente. Un’immersione notturna sul relitto è un’esperienza unica, illuminato dalle torce dà il meglio di sé. Una vacanza a Lankayan è consigliata a tutti coloro che non amano le mete affollate e vogliono un contatto più intenso con la natura senza rinunciare alle comodità e alla qualità del servizio.

I punti di immersione si raggiungono in pochi minuti di barca e presentano tra loro caratteristiche morfologiche molto simili: la barriera corallina scende in un leggero declivio sin dalla superficie e raggiunge profondità non troppo impegnative, tormentata da spaccature e anfratti. Ogni notte numerose tartarughe raggiungono la spiaggia dell’isola per deporre le uova: non è raro osservare dalla veranda del proprio bungalow uno di questi splendidi animali mentre è intento a scavare la buca dove deporrà la speranza per la prosecuzione della specie! Sono due le specie che in maggior numero frequentano le acque di Kapalai: tartaruga verde (Chelonia mydas) raggiunge oltre il metro di lunghezza e i 150 chilogrammi di peso. È prevalentemente erbivora e si ciba di erbe marine e alghe, per raggiungere le aree di pascolo non esita a percorrere centinaia di miglia in oceano aperto. Tartaruga dal becco a uncino (Eretmochelys imbricata), più piccola della Chelonia, può arrivare a 90 centimetri di lunghezza e ai 70 chilogrammi di peso. Usa il suo becco per stanare dalle cavità i piccoli invertebrati di cui si nutre, le spugne sono comunque la parte principale della sua dieta. Questa è una specie non migratoria e vive in prossimità del reef. Le uova vengono tenute in incubazione in appositi recinti per proteggerle dai predatori e, una volta schiuse, i piccoli vengono liberati in mare.

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Irian Jaia - Raja Ampat

Nell’immaginario di ogni subacqueo ci sono dei nomi che rappresentano “La meta” e tra questi di sicuro c’è Raja Ampat, nella West Papua, Indonesia, sogno lontano miraggio che è possibile coronare.

Al momento di radunare le idee per tracciare la rotta ideale di questo viaggio mi rendo conto che le parole, per quanto accurate e scelte all’interno di una lingua così ricca, si dimostrano del tutto inefficaci e prive della forza descrittiva necessaria per descrivere l’arcipelago di Raja Ampat. Ma gli occhi a volte hanno più paura della braccia, e quindi tento lo stesso, nella speranza che possa trasparire l’emozione vissuta in questo angolo remoto del nostro pianeta.

Il viaggio è lungo e l’arrivo all’aeroporto di Sorong ci vede stanchi, anche se molto motivati. Il trasferimento ci ha portato a saltellare per ben otto fusi orari differenti ed il nostro metabolismo ne risente. Ma oramai ci siamo, manca solo l’ultimo tratto di navigazione: la barca molla gli ormeggi e scivola sulla superficie del mare liscio come uno specchio spinta dai potenti propulsori, rotta Nord Ovest. Ci attende una traversata di circa un’ora e mezza, due ore massimo, con un panorama unico: all’uscita dal porto le palafitte tipiche dei villaggi locali, dai tetti colorati e dalle fattezze così varie da sembrare un dipinto naif incorniciano il primo tratto, ma presto spariscono a poppa. A prua l’orizzonte è disseminato di isole, isolotti, semplici scogli, scolpiti dalla forza dell’oceano, completamente coperti dalla giungla che sembra contendergli ogni spazio libero, che si stagliano sul cielo azzurro e sembrano sospendersi nel nulla sopra il mare. A prora con il vento addosso, a respirare questo mondo liquido, il suo soffio vitale, per iniziare a vivere Raja Ampat fin da subito, mentre gli occhi che vagano sulla superficie alla ricerca di un segno che confermi le aspettative. Un’increspatura, la barca rallenta, una coppia di Marlin emerge appena, facendo svettare le pinne dorsali in quella che mi piace pensare essere una danza d’amore. È il nostro benvenuto? Forse, ma non si limita a questo, perché poco più avanti diecine e diecine di dorsi lucenti si inseguono scorrendo rapidi sotto il pelo dell’acqua, con quell’armonia giocosa che sembra essere propria solo dei delfini, che stringono idealmente la barca in un abbraccio denso di promesse mentre per un po’ ci scortano verso la nostra stessa direzione. I segnali del mare, il suo sospiro, vivo ed inconfondibile che accompagna l’ospite verso la meta finale, l’isola di Waisai, ed il villaggio, oramai prossimo, è riconoscibile, ora che stiamo per attraccare, solamente da un pontile in legno che esce dal muro verde e si protende incerto verso il blu. Il vigore prorompente della giungla impenetrabile occupa ogni spazio della costa rocciosa che cinge la baia, che porta i segni della forza tranquilla e consapevole del mare che la scava e la segna in modo inequivocabile. Al centro si staglia una spiaggia bianca ed immacolata sulla quale si protendono i rami e le fronde più audaci, quasi a volersi riappropriare anche di quello spazio, espressione della forza della natura in possente armonia. E non è solo la vista ad essere estasiata davanti a questo spettacolo, è anche l’olfatto carezzato dagli odori dei fiori, del mare, della vegetazione, o l’udito, dai mille e mille rumori della giungla che vive ed ignora quella piccola presenza umana che ci attende serena e disponibile sul pontile stesso, per darci il benvenuto nella loro terra, accogliendoci con un linguaggio di segni, sguardi e sorrisi che supera ogni barriera linguistica e riunisce etnie apparentemente differenti in un unico grande abbraccio. Quello che può il mare e che sembra non potere l’essere umano senza di lui. Pochi passi e siamo dentro la foresta tropicale anche noi, attraverso i percorsi che si dipartono e si spingono in essa verso le semplici ma accoglienti dimore che ci ospiteranno. Lo stile è locale, in legno, dal tetto spiovente, a dire il vero grandi oltre ogni esigenza, con quello che serve e nulla di più. Disfare i bagagli è qualcosa che può essere rimandata, un tuffo in quel mare no e quindi fuori solo il costume e quindi a mollo ad attendere il tramonto!
Quando il sole scivola dietro il capo che delimita la baia ad Ovest, il cielo si tinge di impossibile ed i rumori si affievoliscono per essere sostituiti da quelli della notte, altrettanto affascinanti e misteriosi. È ora di andare a dormire visto che domani ci attendono le prime immersioni, anche se non si può non assaporare il respiro della notte attardati sulla veranda. Un fruscio diverso nel sopraggiunto, momentaneo silenzio ridesta l’attenzione, che ormai scivola in un limbo ovattato di serena stanchezza: nel fitto del fogliame degli alberi che circondano la spiaggia antistante c’è qualcosa di un po’ più grosso di un uccello notturno. La macchina fotografica è sempre a portata di mano e la luce pilota del flash lo individua accoccolato tra due rami, musetto curioso e pelliccia folta e maculata, con due fanali spalancati al posto degli occhi che scrutano il buio mentre le mani (che di zampe non si può parlare) trattengono le foglie per portarle alla bocca e la lunga coda “nuda” si mantiene saldamente arrotolata ad un ramo per consentire una stabile posizione. È un Cuscus, raro marsupiale arboricolo che osserva placido, curioso e per nulla disturbato questi strani esseri bipedi che emanano lampi nella sua direzione. È solo il primo scampolo di giorno e già la stanchezza del viaggio si è dissolta in un fremito di curiosità che ritarda inevitabilmente l’arrivo del sonno.

Poche ore ed i primi raggi di sole entrano dalla finestra: sveglia, è ora di scoprire le bellezze del mare! Veloce colazione e via verso il diving ad assemblare l’attrezzatura (solo questa prima volta a dire il vero) e ad ascoltare il briefing per una descrizione del programma giornaliero che inizierà con un check dive. Le imbarcazioni sono veloci ed il punto prescelto è raggiunto in breve: siamo a Kiss Miss, ed il nome stimola seducenti avventure. Finalmente in acqua: la prima sensazione, quando siamo ancora avvolti nelle bolle generate dall’ingresso di schiena è il calore dell’acqua che è a 31 °C. Sensazione splendida! E quando le bolle si dissolvono e comincia la discesa lo stupore è totale: reef intatti, formati da una varietà di acropore stupefacente, alcionarie, gorgonie, coralli duri e molli di ogni forma e dimensione si intravedono dietro una moltitudine di specie di pesce, ovunque in perenne movimento, in continuo alternarsi, nel rumore della vita di barriera, nel canto che qui si sente ovunque. Non c’è un angolo che non sia preso, “pieno”, vivo, che non sia un’esplosione di energia vitale, che non sia un microcosmo straordinario. Come fare per rendere l’idea? Forse l’associazione più immediata è quella del ricordo di quei giochi semplici che stupivano la fantasia dei bambini con il solo utilizzo di grani colorati in un prisma per stimolare la fantasia di un bimbo: il Caleidoscopio. Forse la variazione continua di colore, di geometrie, di masse di specie che si alternano sotto il pelo dell’acqua è paragonabile alla visione dei mille colori che si formano con quel semplice gioco. Incredibile. L’ora di immersione si frammenta in una miriade di emozioni, incontri, scorci, dove l’inconsueto e il raro sembra diventare l’usuale e la norma. All’uscita i commenti entusiastici dei più rompono il silenzio, che invece prediligo, avvolgente, per sigillare le sensazioni vissute in un angolo recondito del mio essere. Placidamente la barca ci conduce verso un’isola deserta, un fungo di roccia con abbarbicata la giungla che circonda una spiaggia bianchissima sorvolata da aironi, rare fregate, pappagalli, mentre una coppia di aquile di mare a testa bianca sfiora le correnti nella ricerca del pesce di cui si nutrono. Lo sguardo si perde nel racconto quotidiano della natura mentre in questo lembo di terra viene allestita una seconda colazione, consumata a mollo dell’acqua ancora più calda che lambisce la battigia; lo staff del diving provvede alla sostituzione delle bombole con quelle cariche appena giunte dal villaggio a bordo di una veloce lancia ricavata da un unico enorme tronco scavato a mano. Il relax è totale e mentre lo sguardo si perde nell’azzurro del mare che si fonde con il cielo di questa natura straordinaria, il tempo trascorre nel racconto degli incontri differenti effettuati sott’acqua dai due gruppi. È tempo del secondo tuffo. Pochi minuti di barca verso il punto stabilito, un reef con il cappello a pochi metri sotto la superficie, e di nuovo giù, con la sensazione di scendere in un posto lontano miglia e miglia rispetto al precedente, tanto differente sembra la morfologia del luogo e gli abitanti che lo popolano. Qui ogni specie si manifesta in vesti differenti per colori e forme: gorgonie hanno tutti i colori possibili che vanno dal giallo acceso al rosa, all’arancio, grugnitori, carangidi, anthias, branchi di platax accompagnano i subacquei in immersione. Ancora una sensazione forte di inatteso, di nuovo, di vivo ed intatto. Di “completezza” di viva armonia.
Dopo la seconda immersione si torna al villaggio, per il pranzo, mentre come al solito lo staff provvede al cambio delle bombole per la terza immersione della giornata. Alle 16 siamo di nuovo sott’acqua ed il sole più basso sul tramonto crea zone d’ombra che esaltano i colori e tagli di luce, delizia del fotografo. Terza immersione e nuova sensazione di essere in un luogo distante miglia e miglia, morfologicamente differente dai precedenti, tutto spacchi ed anfratti, con una moltitudine di azzannatori gialli che circondano tutto il reef e colorano ogni angolo, mentre il pesce di barriera compie evoluzioni rapidissime per evitare gli attacchi dei carangidi che con un lavoro di squadra da manuale sferrano attacchi fulminei, ignorando completamente i subacquei che si trovano sulla loro rotta. È un’esplosione di vita in movimento, di dinamico equilibrio, di rara unicità. In un anfratto la guida ci mostra l’ennesimo insolito: è uno squalo tappeto ornato (orectolobus ornatus), che si mimetizza perfettamente con l’ambiente, circondato da glass fish, pigramente adagiato e quasi insensibile agli stimoli di Arif che lo solletica per farlo uscire. Lo straordinario narra la vita di Raja Ampat, fatta di incontri che si succedono ogni giorno, di pareti avvolte in nuvole di carangidi e barracuda, fatta di secche semiaffioranti percorse da tartarughe, napoleoni, Bump head o tappezzate da dolci labbra, dentici, anthias; fatta di anfiteatri costituiti da spianate di sabbia circondate da coralli ad ombrello dove le grandi mante in formazione, con la loro maestosa andatura si accosteranno ai subacquei, carezzandoli con le loro immense ali; fatta di barriere che dal blu si spingono sotto le isolette a formare pareti ricche di gorgonie che ospitano cavallucci marini pigmei, di anemoni traboccanti di pesci pagliaccio e gamberetti trasparenti con le uova; fatta di scorci unici, come i gradini scavati dal mare nella viva roccia, dove si protendono le radici della magrovie, in uno incontro in uno “spazio intermedio” completamente tappezzato da coralli molli e da alcionari.

Raja Ampat è un posto incredibile e se è vero che un uomo deve inseguire i suoi sogni, posso dire di aver inseguito il mio. Ma siccome quando li raggiunge deve pensare al sogno successivo, beh, già so quale sarà il mio: tornare a Raja Ampat.

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Sulawesi da Scoprire

Siamo in pullman diretti verso l’albergo, stanchi del lungo viaggio che dura ormai da circa 21 ore, ma al contempo curiosi di scoprire le tanto decantate meraviglie dei fondali indonesiani; all’atterraggio e ancor più adesso, durante il tragitto che ci sta conducendo verso il resort, i volti dei miei compagni di viaggio tradiscono perplessità mentre osservano Manado, che ci ha accolto con un traffico ed una confusione pari se non superiore a quello delle nostre città. Il panorama certo non è dei migliori, soprattutto se osservato con lo sguardo presuntuoso del turista alla ricerca di paradisi artificiali, finti come la sua voglia di avventura, ma se ben interpretato rivela la principale caratteristica della gente del posto, ovvero ospitalità, tolleranza e cortesia innata; osservando l’intricatissimo tessuto urbano infatti, si possono vedere fianco a fianco templi indù, chiese e moschee, poste in mezzo a casette fatiscenti coperte di tetti di lamiera o foglie di palma intrecciate e ville imponenti e curate, accomunate da una grande quantità di bambini sorridenti che giocano insieme in un allegro schiamazzo.

Uscendo dalla città la giungla si riappropria degli spazi e la vegetazione rigogliosa ed impenetrabile si alterna a coltivazioni di palme, allineate in file ordinate e curate con incredibile capacità dagli uomini che si inerpicano lungo il fusto affusolato con la sola forza delle braccia e delle gambe. Dopo un’ora di tragitto giungiamo a destinazione: il villaggio, edificato in elegante stile locale, con tetti dai colmi guarniti con figure diverse, si inserisce con garbo ed armonia nell’ambiente. Aiuole fiorite circondano i bungalow e la piscina con le sue forme sinuose dà un tocco di lusso discreto all’insieme. Mentre ci assegnano le stanze sorbiamo un piacevole cocktail di benvenuto. Neanche il tempo di disfare le valige che già siamo al diving, a prendere i primi contatti di persona ed a stabilire orari e modalità di immersione: l’efficienza e l’organizzazione del personale traspare fin dai primi momenti, quando ci vengono consegnate delle targhette con nome e cognome da applicare a mute, erogatori e gav e le ceste per l’attrezzatura, anch’esse contrassegnate. La maggior parte delle immersioni verranno effettuate nel parco marino composto dalle sei isole di Bunaken, Manado Tua, Siladen, Mantehage, Nain e small Nain, dove ci garantiscono pareti mozzafiato ricche di vita e colore: alle 8,30 del mattino successivo siamo pronti a salire a bordo delle confortevoli imbarcazioni che ci condurranno sui siti di immersione. Nel briefing ci raccomandano il sistema di coppia, ci assegnano una guida per ogni 6 persone e ci descrivono brevemente i fondali: le parole di Monica, la nostra simpatica responsabile, dipingono l’immersione con tratti decisi e le possibilità prospettate ci sembrano davvero notevoli. Acceleriamo la preparazione e un attimo dopo le calde acque di Lekuan 3 (questo il nome del sito) ci accolgono in un piacevole abbraccio: sulla nostra sinistra una parete morbidamente digradante verso il fondale sabbioso, costellato da immensi blocchi di corallo, intorno a noi i pesci di barriera che fanno da corollario alle concrezioni che ornano le pareti rocciose ed il solito, piacevole ed inconfondibile rumore della vita subacquea tropicale, fatto di una miriade di specie che sgranocchiano il corallo, mutando la continuamente i profili del fondale. Ben presto il morbido declivio si trasforma in una delle pareti verticali che hanno reso celebri le immersioni nel nord di Sulawesi, costantemente battute da correnti che costituiscono la linfa vitale della barriera stessa. Anfratti ricchi di aragoste, coralli che si contendono lo spazio verso la luce e gorgonie che aprono polipi in corrente colorano la parete, letteralmente circondata da una miriade di pesce che sembra pulsare secondo il “respiro” stesso del mare, pronti a nascondersi al passaggio dei predatori pelagici, tonni, squali, barracuda, solitari o in branco, che nuotano possenti in acqua libera. La visibilità è ottima ed un filo di corrente ci spinge nella direzione giusta, consentendoci la visione del fondale senza il minimo sforzo: tra coralli, gorgonie e spugne a barile di dimensioni imbarazzanti, una quantità incredibile di granchietti, gamberi, nudibranchi minuscoli ed enormi, dai colori accesi, mentre negli spacchi della parete riposano le tartarughe, numerosissime, del tipo chelonia mydas ed erethmochelis embricata, mentre nel blu ci seguono da presso i carangidi, pronti ad approfittare di qualsiasi ostacolo che li possa nascondere alla vista delle potenziali prede. Veramente non si sa dove guardare, anche perché l’abilità e la conoscenza dei fondali da parte delle guide è tale da consentire loro di trovare delle specie particolari, addirittura uniche, in ogni centimetro di parete e perché nel frattempo nel blu proseguono a sfilare le specie pelagiche di tutti i tipi. Come al solito i 55 minuti di immersione volano e il ritorno a bordo dà voce alla gioia dei subacquei, che contagia in breve anche equipaggio e guide, subito pronte a fornire spiegazioni alle mille domande sulle specie avvistate. Dopo un veloce pasto ed un po’ di sole siamo pronti per il secondo tuffo, a Depang Kampung: la discesa è su una parete che sprofonda nel blu del mare, che risulta ancor più scuro in assenza della sabbia bianca (molto, molto più profonda) che riflette la luce solare, e anche qui la corrente, che nutre questi meravigliosi fondali, ci cattura quasi subito, accompagnandoci alla ricerca delle meraviglie subacquee del parco marino di Bunaken. Una tartaruga, che nuota controcorrente con le sue pigre falcate, ci dimostra subito la nostra goffaggine, scartandoci abilmente, intrusi sulla sua rotta, che non riescono, neanche volendo, a starle dietro: un grande napoleone, con gli occhi continuamente in movimento, ci segue nella nostra perlustrazione tra coralli, alcionari, spugne e gorgonie a frusta (sulle quali si trovano sempre ghiozzi o granchi mimetici), ideale cicerone della nostra visita guidata. Semplicemente meraviglioso. L’ultimo tuffo della giornata è sull’house reef, formato da blocchi di corallo rigogliosi, che sporgono dalla sabbia offrendo rifugio sicuro alle specie più piccole e difficilmente avvistabili. In pochi metri d’acqua, 15 al massimo, incontriamo il pesce fantasma, che si aggira per la sabbia imitando alla perfezione una foglia mossa dalla corrente, o il “fantasma ornato” dai colori accesi ma assolutamente mimetizzato tra i rametti delle gorgonie, mentre sulla sabbia un goffo pegaso cammina con le sue pinne modificate alla ricerca di cibo mentre poco più avanti altri due, uno più grande ed uno più piccolo, si muovono eseguendo strani percorsi circolari.

Il tramonto è ormai prossimo e Monica ci accompagna in prossimità di un corallo invitandoci all’immobilità: gli sguardi sono puntati nella direzione da lei indicata…un buffo musetto multicolore sporge ed in lui riconosciamo un piccolo pesce mandarino, che si accosta alla sua compagna facendo piccoli tratti, sempre guardingo. Insieme stanno per compiere una danza nuziale celebre tra tutti gli amanti del mare: avvicinandosi cautamente uno all’altro, si accostano in un delicato abbraccio nuotando rapidamente verso la superficie per un breve tratto, tornando altrettanto rapidamente al sicuro tra i rami di corallo… pochi attimi in tutto, ma densi di un’emozione difficilmente narrabile. Le immersioni si susseguono ad un ritmo di tre al giorno, tutte bellissime, tra le quali impossibile non citare quelle effettuate nello stretto di Lembeh, raggiungibile con un comodo pulmino in due ore di strada. Bintung ci accoglie con un caotico mercato ed una copia della torre Eiffel al centro della piazza principale, e con il suo porto disordinato, costituito da un’insieme di barche, da pesca come da trasporto, alternate in una confusione difficilmente descrivibile. L’attrezzatura è già sulle lance e rapidamente ci allontaniamo dalla città: in breve la giungla si riappropria degli spazi e l’atmosfera si carica di nuovo di una magica attesa. Il primo tuffo sarà a Nudi fall’s dove, ci assicurano, vedremo il cavalluccio marino pigmeo, incontro emozionante anche perché mai avvistato in tanti anni di immersioni in questa area dell’indopacifico. La parete dove abbiamo ormeggiato prosegue sott’acqua ornata da spugne e gorgonie fino a giungere sul fondo di sabbia scura, a soli 8 metri di profondità. Tra le spugne un clown frog fish aspetta le sue prede, mentre un pesce scorpione ha appena concluso con successo un attacco: ogni angolo di questa piccola parete è ricco di sorprese, ma il nostro obiettivo è un altro e proseguiamo a pianeggiare fino a giungere alla meta, una piccola gorgonia rossa protetta da una rientranza della parete, pochi metri più giù. E lì, assolutamente mimetico ed incredibilmente piccolo c’è il cavalluccio marino pigmeo, abbarbicato al ramo della gorgonia della quale ha preso le sembianze, fin nei più piccoli particolari, per riuscire a difendersi dai predatori e per riuscire a sua volta a cacciare. Restiamo incantati dalla bellezza e dalla suggestione dell’incontro, che resterà impresso nella nostra memoria come uno dei più emozionanti, insieme alle tante altre immersioni effettuate in questa regione della terra.

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Il Paradiso Perduto

Pulau in lingua malese significa isola e pochi altri posti al mondo esprimono il concetto di “ isola “ come Pulau Sipadan. È una goccia verde nel blu del Mar di Celebes, uno smeraldo incastonato in un diadema di coralli che emergono dalle profondità dell’Oceano. Situata a 35 chilometri al largo della costa nordorientale del Borneo Malese, ha una circonferenza di circa un chilometro e mezzo e, a differenza delle altre isole del Sabah, che poggiano sulla piattaforma continentale, sale fino alla superficie partendo dal plateau oceanico da una profondità di oltre 600 metri.

Questo piccolo fazzoletto di terra isolato è la parte emersa di un vulcano sottomarino che si è formato milioni di anni fa. Le stalattiti che si trovano nella parte sommersa di Sipadan e che si formano solo in ambiente asciutto, dicono che, migliaia di anni fa, l’isola era molto più alta di oggi rispetto al livello del mare. Non esistono sorgenti di acqua dolce se non una piccola polla, al centro dell’isola, che garantisce la vita alla flora e fauna e che viene rifornita dalle piogge. Dichiarata nel 1933 “ Santuario degli uccelli” e protetta dal Ministero Malese dell’Ambiente, Sipadan era diventata una delle mete più ambite dai subacquei di tutto il mondo. Il Comandante Cousteau l’ha definita “un intoccato capolavoro di arte naturale” e dopo essersi immersi lungo le incredibili pareti di Sipadan non gli si può certamente dare torto.

I punti di immersione presentano caratteristiche morfologiche molto simili: il reef scende verticale sin dalla superficie ed è tormentato da spaccature ed anfratti; terrazze dal fondo sabbioso interrompono e movimentano la caduta. Sin dalla superficie si può osservare una incredibile proliferazione di coralli duri e molli. Dalle pareti si protendono verso il mare aperto giganteschi ventagli di gorgonie dalle mille forme e colori; spugne a barile, abbellite da fluttuanti crinoidi, crescono sulle asperità. I coralli molli sono molto diffusi e gli alcionari formano in alcune zone soffici tappeti dalle accese sfumature cromatiche. Sciami di anthias purpurei si spostano a scatti in prossimità del reef e ovunque si incontrano numerosissimi i colorati abitanti della barriera corallina. Dagli pterois ai farfalla, dai pagliaccio agli imperatore. La particolare posizione geografica e le correnti che investono la zona portando plancton, innescando il meccanismo della catena alimentare, fanno sì che attorno all’isola stazionino specie altrimenti pelagiche. Si osserva così il carosello argentato di migliaia di barracuda che spesso si individuano dalla superficie dato che alcuni esemplari nuotano con la dorsale fuori dall’acqua. Una delle emozioni più forti è entrare nella palla che essi formano: si è completamente avvolti da un muro vivente. Altro incredibile spettacolo sono i banchi di carangidi che compatti si accalcano con il muso rivolto alla corrente e che spostandosi all’unisono mandano bagliori argentei. Gli squali sono ben rappresentati nelle acque antistanti Sipadan e durante ogni immersione è possibile vedere pinna bianca, grigi, leopardo e a profondità maggiori anche gli squali martello. Un discorso a parte meritano le tartarughe che a centinaia hanno eletto quest’isola a dimora. Durante ogni immersione se ne incontrano a decine, appoggiate al fondo intente a cibarsi oppure adagiate su una formazione di corallo: per nulla infastidite dai subacquei si lasciano avvicinare in maniera insolita. Sull’isola esiste un distaccamento di rangers che controllano e proteggono l’attività riproduttiva delle tartarughe. Ogni notte le tartarughe raggiungono la spiaggia dell’isola per deporre le uova: era infatti proibito dopo il tramonto allontanarsi dalla zona dei resort e camminare lungo la spiaggia e non era raro, comunque, osservare dalla veranda del proprio bungalow uno di questi splendidi animali mentre è intento a scavare la buca dove deporre la speranza per la prosecuzione della specie. Negli ultimi anni però l’impatto umano sull’isola era divenuto insostenibile per le risorse naturali, i resort si erano moltiplicati ed avevano invaso tutte le spiagge. Un’orda che definire barbarica è un complimento. Dopo numerose, giuste e motivate richieste da parte delle associazioni ambientaliste, il primo di gennaio del 2005 il governo malese ha fatto sgombrare l’isola da tutti gli insediamenti turistici. Era l’unico modo per preservare un luogo unico sul pianeta. Oggi sono permesse alcune visite sull’isola e le immersioni sono effettuabili solamente con trasferimenti dalle isole vicine alla costa. Ma il destino aveva in serbo un altro evento poco positivo per i fondali di Sipadan. Il 13 maggio del 2006 una chiatta appartenente ad una impresa edile si è arenata sul reef vicino al pontile provocando, con il suo carico, danni e non poche difficoltà di carattere ambientale.

Le Tartarughe di Sipadan
ono due le specie che in maggior numero frequentano le acque di Sipadan: tartaruga verde (Chelonia mydas) raggiunge oltre il metro di lunghezza e i 150 chilogrammi di peso. È prevalentemente erbivora e si ciba di erbe marine ed alghe, per raggiungere le aree di pascolo non esita a percorrere centinaia di miglia. La tartaruga dal becco ad uncino ( Eretmochelys imbricata) è invece più piccola della Chelonia, può arrivare a 90 centimetri di lunghezza e ai 70 kg di peso. È una specie non migratoria e vive in prossimità del reef. Purtroppo è in pericolo di estinzione a causa della bellezza del suo carapace usato per la confezione di monili o venduto intero a stupidi turisti. Come tutti i rettili le tartarughe respirano aria e quindi raggiungono la superficie con intervalli tra i 5 e i 15 minuti, ma in condizioni di riposo possono trattenere il respiro in immersione per periodi di tempo incredibili e raggiungere profondità di qualche centinaia di metri. All’occorrenza con un breve scatto possono raggiungere una velocità piuttosto elevata e possono nuotare per più di 50 chilometri al giorno per raggiungere le zone di alimentazione o di riproduzione. A differenza delle testuggini di terra o di acqua dolce non possono ritirare la testa e le estremità all’interno del carapace. Possono vivere fino a 70 anni e il sesso di un adulto è intuibile dalle dimensioni della coda: molto più grossa e lunga negli esemplari maschili che trascorrono la loro intera vita in mare. Raggiungono la maturità sessuale tra i 20 e i 30 anni. Durante la stagione degli amori si accoppiano con più maschi ed in questo periodo depongono le uova, ad intervalli regolari di 8-12 giorni, per una decina di volte poi, per 2 o 3 anni non si avvicinano più a riva per riprodursi. Durante la notte le femmine raggiungono la spiaggia e si trascinano faticosamente con le pinne anteriori fino a trovare un posto adatto a scavare una buca profonda 60-80 centimetri, deporvi da 50 a 200 uova, coprirle di sabbia e tornare al mare: se vengono disturbate durante questa fase interrompono la deposizione e non torneranno mai più in quel posto. Le tartarughe non hanno cromosomi sessuali e il sesso dei nascituri sarà determinato dalla temperatura del nido: sopra ai 30 gradi nasceranno femmine, sotto a questa temperatura maschi. Dopo 50-70 giorni di incubazione le uova si schiudono e i piccoli, lunghi appena 5 centimetri, escono dal nido sotto la sabbia e attirati da misteriosi richiami ( luce o rumori ) si dirigono verso il mare dove trascorreranno la loro vita. Solo un piccolissimo numero sopravviverà ai predatori naturali e all’uomo. Possono essere necessarie fino a diecimila uova per produrre una coppia di tartarughe adulte e questi pochi superstiti torneranno dopo 20 anni a riprodursi vicino alla stessa spiaggia che li ha visti nascere.

Le Immersioni
BARRACUDA POINT
Prende il nome dai barracuda che si incontrano molto spesso. Dopo una caduta del reef fino a un pianoro attorno ai 20 metri, dove si trovano tartarughe e fitti banchi di platax, la parete, ornata di grandi gorgonie, sprofonda nel blu. Spesso si viene sospinti da una leggera corrente ed è questo il momento dei grandi incontri : squali grigi, grosse cernie e, a profondità maggiori, anche i martelli .
HANGING GARDENS
Il regno degli alcionari. Se ne trovano sia attaccati alle pareti sia pendenti dal soffitto di ogni anfratto, soffice tappeto dai tenui colori che sarà la gioia dei fotografi subacquei.
WHITETIP AVENUE
Dalla superficie il reef degrada dolcemente fino alla profondità di 20-25 metri dove dal fondo sabbioso si staccano funghi madreporici ricchi di coralli molli. Sulle chiazze detritiche si trovano squali pinna bianca che si affidano alle cure dei pesci pulitori.
SOUTH POINT
Dove è più facile incontrare i grandi banchi di barracuda e carangidi che hanno reso famosa Sipadan. Tutti i racconti che avete sentito in merito a questo spettacolo non possono darvi che una pallida idea delle sensazioni ed emozioni che si provano in presenza di questo muro argenteo fatto di migliaia di pesci: una esperienza unica al mondo.
MID REEF
Ideale come terza immersione del pomeriggio. La parete verticale è interrotta da molte terrazze dove transitare lentamente per scrutare tutte le piccole forme di vita della barriera: ideale per la macro. Non è raro avvistare anche qualche manta.
TURTLE CAVE
Immersione molto particolare che vi porterà ad esplorare una grotta sommersa che si apre lungo il drop-off ad una profondità di circa 20 metri. L’entrata è molto ampia e si restringe man mano che ci si spinge all’interno dove alcuni cunicoli portano a camere irte di stalattiti. La lunghezza del complesso di grotte è di circa 80 metri e dalla profondità iniziale si risale fino ad una profondità di circa 7 metri . È proibito immergersi nella caverna senza una guida del diving ed in ogni caso è buona norma portare una torcia subacquea. All’interno delle grotte si trovano scheletri e carapaci di alcune tartarughe che la leggenda vuole siano venute qui a morire. Si trovano anche uno scheletro di delfino e uno di marlin perfettamente conservati: una esperienza da non perdere!
Tutte le immersioni attorno a Sipadan sono alla portata di subacquei di qualsiasi livello di esperienza e tutti possono trovare motivi di grande interesse data la varietà di pesci e coralli che fanno di questa isola sperduta uno degli angoli più straordinari del pianeta sommerso.

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